Pamela Villoresi ha sviluppato negli anni una particolare passione per la poesia italiana e uno stile personalissimo nell'interpretarla e presentarla al pubblico, anche grazie al sodalizio col Maestro Luciano Vavolo, compositore e musicista. Il risultato sono recital assieme rigorosi, raffinati e coinvolgenti, veri e propri spettacoli in cui la parola e la musica - sempre dal vivo - dialogano fra loro, favorendo una comprensione profonda dei versi, assieme intellettuale ed emotiva.
Attraverso i recital, che lei stessa dirige e interpreta, Pamela ha percorso negli anni la storia della poesia del 900 (in particolare l'adorato "Mario Luzi", ma anche Malaparte con "Hanno Vinto le Mosche", "Versi Toscani", "Sicilitudine"), ha esplorato il legame fra poesia e responsabilità civile affrontando il tema del lavoro ("100 Anni di Lavoro", "La Chiama delle Donne" e “Il salotto parigino di Rossini”), la religiosità e la spiritualità ("La Passione" e "Dio Maternamente); ha affrontato i grandi classici con "La Divina Commedia" di Dante, "Non è stata mia vita altro ch'affanno" di Petrarca, approdando anche a personalità controverse e fondamentali per la storia della nostra cultura come Carducci in "Il Leone Maremmano" e Leopardi in "Giacomo, odorata ginestra”. Infine concede al suo pubblico un percorso della sua vita, privata e professionale, narrato dalle rime dei grandi poeti e dei drammaturghi che ha più amato in "La Paloma".
Come una vestale del dio Pan, una baccante, sacerdotessa del
rito laico, grillo parlante, operatrice culturale (come
amavamo definirci negli anni ’70), o più semplicemente
lavoratrice dello spettacolo…. Comunque un po’ iniziata, un
po’ artista, un po’ sottostimata, emarginata dal potere (come
le donne in tutti i mestieri), capofamiglia, madre, matricola
Enpals 07/459778: sono un’attrice.
Come una vestale del dio Pan, una baccante, sacerdotessa del
rito laico, grillo parlante, operatrice culturale (come
amavamo definirci negli anni ’70), o più semplicemente
lavoratrice dello spettacolo…. Comunque un po’ iniziata, un
po’ artista, un po’ sottostimata, emarginata dal potere (come
le donne in tutti i mestieri), capofamiglia, madre, matricola
Enpals 07/459778: sono un’attrice.
Come ad un pio e colto ebreo si sconsiglia lo studio della
Cabbalah prima dei 40 anni, così, frequentando
assiduamente la poesia, amandola e trattandola con il
dovuto rispetto, si dovrebbe evitare di affrontare la
"Divina Commedia" troppo presto e a cuor leggero. Io lo
sapevo e, più distribuivo declamazioni di versi per tutta
Europa, più mi tenevo cautamente alla larga dalla "sacra
montagna". Mi ci avvicinavo, la leggevo ogni tanto e
l'ascoltavo letta da altri criticando pure accenti, vizi e
prudenze dei colleghi. Pensavo - perchè non ci provi tu,
allora?- ma me ne guardavo bene e declinavo risolutamente ogni invito a leggerla in
pubblico. Finchè non mi hanno praticamente costretta. Sei mesi di studio per due canti:
ero nel panico, anche se quarant'anni li avevo già compiuti,
ma... più del timor potè il
piacere e la sfida (con me stessa, s'intende) e così ci scivolai dentro: una droga,
un'esperienza esaltante. Studiai altri canti, ne parlai col musicista che da tanti anni
collabora con me, cominciò a comporre dei brani... finchè, da Verona, un consesso di
dantisti non m'invitò a fare una serata proprio a piazza Dante, sotto di LUI che assisteva
celato dai suoi marmi bianchi.
“Niente si addice di più alla parola se non la
temperatura del fuoco”.
Osservatore acuto della realtà politica e sociale, scrittore
unico e problematico, Curzio Malaparte è autore di
un’opera imponente che è una testimonianza
preziosissima del tempo in cui visse. Moltissime sono le
suggestioni delle sue opere che dipingono le vicende di
un’epoca cruciale del Novecento, evidenziano una
visione del mondo che è, nel contempo, soggettiva ed oggettiva, con uno sguardo partecipe
e distaccato, introspettivo e realista… dunque eterno ed universale.
Il percorso letterario e artistico di Curzio Malaparte è sinuoso e sembra rifiutare ogni tipo
di giudizio, di catalogazione, di etichetta.
Abbiamo cercato di realizzare una lettura di
scrittori e poeti siciliani per diversi motivi: uno di
questi è, senz’altro, il riconoscimento che dobbiamo
alla cultura siciliana per il vigore e l’energia della
sua produzione; un altro è quello di un’opportunità
di conoscenza più approfondita della letteratura del
profondo Sud, che ancora oggi alcuni vorrebbero
scartare, alimentando così solamente la propria e
l’altrui ignoranza.
Le liriche di Leopardi sono conosciute ovunque ed esercitano un
fascino fortissimo, soprattutto tra i giovani: in esse rivivono lo
stesso dramma di ansietà e di sconforto della loro età, l’aspirazione
a un mondo ideale, fatto di amore e di felicità, nonché il
turbamento sfiduciato in cui si cade quando gli ideali vagheggiati e
sognati si sfaldano e crollano a contatto con la realtà. Giacomo è il
poeta dei giovani di tutte le età: nello zaino dei combattenti del
’48, per la libertà e l’indipendenza d’Italia, vi si trovava sovente
una copia dei Canti. Egli non abbatte, né deprime l’animo, ma
insegna ad accettare la vita e a sopportare virilmente il dolore.
“Leggere il nero e il bianco, il testo e i suoi intervalli, per se
stessi e per altri ancora più inesperti che non osano farlo…”:
questo pare il nostro compito e di questo siamo consapevoli nel
tentativo di annullare la distanza che ci separa dai grandi autori
del passato. I versi di Petrarca, insieme alla voce dell’attore,
avranno come interprete la musica. Le note musicali, infatti,
daranno più armonia e dolcezza alla forma assoluta della poesia
petrarchesca, e in comunione con la parola recitata restituiranno
l’emozione creatrice e il sospiro umano che ha liberato il verso.
Pamela Villoresi
Versi toscani è uno spettacolo multiforme che raccoglie la
poesia di alcuni dei più significativi autori toscani del nostro
secolo: Aldo Palazzeschi, Mario Luzi, Eugenio Montale che,
nonostante fosse ligure, fu in realtà molto legato alla Toscana
e fu uno dei principali protagonisti della vita culturale
fiorentina negli anni trenta; Piero Bigongiari, Vasco Pratolini,
e infine Curzio Malaparte , autore che noi toscani non
possiamo e non vogliamo mai dimenticare.
Gershwin Spettacoli e La Gazzaladra
recital su Pier Paolo Pasolini
di e con
Pamela Villoresi -
voce recitante
Maurizio Camardi – sassofoni, duduk, shell
e con Quartetto d'archi Paul Klee
Rachele Colombo – percussioni
“... Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore,
che cerca di seguire tutto ciò che succede,
di conoscere tutto ciò che se ne scrive,
di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace;
che coordina fatti anche lontani,
che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari
di un intero coerente quadro politico,
che ristabilisce la legge laddove sembrano regnare
l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere...”
Il 2 novembre 2010 ricorre il trentacinquesimo anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini, considerato a livello internazionale uno dei maggiori artisti e intellettuali italiani del ventesimo secolo. Una figura dotata di un'eccezionale versatilità culturale e un attento osservatore della trasformazione della società. Molti dei suoi scritti e delle sue visioni artistiche, spesso in equilibrio tra lirismo e impegno civile, si sono rivelati infatti col tempo profetici.
Questo recital ripropone il pensiero critico e poetico dell'intellettuale friulano, attraverso la voce di Pamela Villoresi e le musiche di Maurizio Camardi.
Dedicato alle fatiche e alle lotte che le donne e gli
uomini hanno affrontato nel secolo scorso per
consentirci di vivere una vita più umana.
Il lavoro sta diventando “quell’oscuro oggetto del
desiderio”: di nuovo troppo precario, troppo ambito
per rinunciare a parlarne.
Mi sono resa conto che, con le nostre figlie e i nostri figli, abbiamo
dato per scontate troppe cose: il diritto al voto, il diritto al lavoro,
la maternità desiderata e retribuita, i consultori, i diritti e le regole
dei lavoratori e soprattutto delle lavoratrici.
Tremule confessioni e decise constatazioni esternate
dall'autore, attraverso il racconto di vita emerso nel carteggio
del compositore, sorrette da emozionanti, incalzanti ed
avvolgenti melodie: il vecchio maestro che aspira il profumo
di appetitose pietanze per le quali ordina gli ingredienti
dall’Italia, il vecchio maestro che si burla del Do di petto di un
celebre ospite e che si fa beffa delle consuetudini canore
settecentesche, il vecchio maestro che nel suo esilio dorato di
Parigi si isola da un mondo che ormai non comprende più e
scrive centinaia di brevi composizioni per pianoforte o piccoli
organici, per esclusivo diletto del suo salotto e dei suoi ospiti:
Péchés de vieillesse, (Peccati di vecchiaia) brani descrittivi dai titoli curiosi come: Mon
prélude hygiénique du matin” “Ouf!
Le petits pois”, “Un petit train du plaisir (in cui si
descrive un rocambolesco viaggio in treno, Rossini odiava i treni) “Les adieux a la vie” in
cui emerge lo stato angoscioso premonitore della vicina fine...
E’ uno spettacolo che vuole trattare e diffondere il tema
del terzo millennio: “Dio Padre Misericordioso”, Dio che
ama, che comprende, Dio luce, amore, libertà.
Dio maternamente propone invece l'aspetto "materno" di
Dio. L'intento dello spettacolo è quello di creare una
relazione tra l’evento teatrale e l’evento sacro, due mondi
che incontrandosi contribuiscono alla creazione e
diffusione della poesia e del messaggio religioso.
Mario Luzi scrisse “La Via Crucis al
Colosseo” per Karol Wojtyla nel 1999. I
suoi commenti alle tradizionali stazioni e ai
passi del Vangelo corrispondenti
descrivono il cammino mortale di Cristo
verso la risurrezione.
Il nazismo fece scempio di tanti Uomini e Donne di Fede, ma
non riuscì ad oscurare, a distruggere i loro alti valori religiosi
e morali. Ciò che è più interessante, nel proporre uno
spettacolo su Edith Stein, non è certo stabilire la superiorità
di una dottrina rispetto ad un’altra, bensì poter riflettere e
partecipare ad uno scontro dialettico e costruttivo su
discipline e percorsi diversi per raggiungere la Luce, ma
ugualmente opposti alla logica del buio, del potere, della
diseguaglianza, della violenza e della morte che sono state
proprie del nazismo.

